
"Dalla disperazione alla speranza", dalla "paura" alla "comunione, condivisione,
solidarieta"', con una identita' forte che permetta il dialogo. Celebrando nel Parco San Giuliano di Mestre la prima messa pubblica del suo viaggio nel Nordest, davanti a una folla stimata in trecentomila persone, Benedetto XVI si e' calato nel
disorientamento di queste terre di antica tradizione cristiana di fronte alla crisi economica, alla modernita', e alle "inquietanti problematiche che pongono in crisi i fondamenti stessi dell'essere e agire" dell'uomo moderno.
"Anche un popolo tradizionalmente cattolico - ha osservato - puo' avvertire i contraccolpi" di questa cultura, mentre l'arrivo di "lontani ed estranei" puo' suscitare "paura" e chiusure. "Il Nordest aspetta di svolgere un nuovo compito", aveva
detto il Patriarca di Venezia Angelo Scola nel suo saluto al Papa. E questi nuovi compiti, ha spiegato papa Ratzinger, chiedono una fede che non si "svuoti della sua verita' e dei suoi contenuti piu' profondi", non diventi "orizzonte" che "solo superficialmente abbraccia la vita", non si riduca ai soli aspetti "sociali e culturali". Una fede che allontani la "paura", "degli estranei, dei lontani che giungono nelle
nostre terre e sembrano attentare a cio' che siamo". E che di fronte a "immigrazione e nuove circostanze geopolitiche" rinsaldi quella "unita' spirituale" che nei primi secoli
cristiani emano' dalla Chiesa di Aquileia oltre i confini, generando chiese in Croazia, Slovenia, Austria, Germania e Ungheria.